mercoledì 29 giugno 2011

Cristianofobia

Anche a Milano…


[…] L’irruzione ieri verso mezzogiorno, alla chiesa di San Giuseppe Calasanzio di via don Gnocchi a San Siro, durante la messa officiata dal vescovo ausiliario Marco Ferrari, il parroco padre Alberto e don Vittorio De Paoli, per l’ultima giornata di esposizione dell’immagine della Madonna pellegrina di Fatima. Oggetto della contestazione la posizione di padre Alberto, che avrebbe definito l’omosessualità una malattia, curabile con il sostegno di uno psicologo. Gli autonomi hanno sfoggiato lo striscione «Padre Alberto, curati tu» e urlato «fuori i preti» e «chiudete le chiese».

«Il vescovo ha smesso di celebrare la messa, un giovanissimo parrocchiano è svenuto per la paura - racconta ora don Vittorio - poi i fedeli hanno reagito, sono volati insulti e qualche spintone. I ragazzi, una ventina circa, sono usciti e qualche parrocchiano ha urlato che [gli agressori] si sentivano forti perché Giuliano Pisapia aveva vinto le elezioni». Ricevendo come risposta «Pisapia ha liberato Milano, presto ne vedrete delle belle». Quindi la fuga. La Digos sta cercando di identificare i protagonisti della gazzarra, anche se i maggiori sospetti cadono sul vicino centro sociale «Cantiere».

«Sono solo un povero prete, ma se potessi parlare con il sindaco gli racconterei cosa è successo, come è stato speso il suo nome, invitandolo a intervenire prima che queste irruzioni in luoghi di culto diventino consueti». […] l’ex vicesindaco Riccardo De Corato parla di un «brutto clima», ricorda come mai prima una chiesa fosse stata invasa e sollecita il neo sindaco a chiedere al prefetto la convocazione del tavolo per la sicurezza e l’ordine pubblico. «Prima che la situazione precipiti e diventi ingovernabile».

(Enrico Silvestri – Il Giornale, 6 giugno 2011)


La Curia di Palermo difende la morale cattolica: sospeso l’incontro di “lesbiche e gay… cristiani (?!)”

In questi giorni mi sono imbattuto in un volantino della parrocchia di Santa Lucia, alla apparenza uno dei tanti che vengono distribuiti in città.

Alla lettura mi sono accorto che pubblicizzava una “veglia in favore delle vittime dell’omofobia” da svolgere quindi all’interno di una chiesa di Palermo.

Il programma dell’evento prevedeva anche una Lectio Divina sul versetto “Dio ha insegnato a non chiamar profano o impuro alcun uomo” (Atti 10,28).

Al centro come un grande timbro, c’era il comunicato della “Curia palermitana” la quale però, venuta a conoscenza dell’iniziativa, invitava ad attenersi a quelli che sono i dettami della Santa Sede e pertanto a sospendere l’incontro.

Il comitato organizzatore, composto anche da gruppi che si dicono cristiani, nonostante il comunicato della curia era intenzionata a svolgere ugualmente la veglia anche nella piazza antistante la chiesa.
 Pongo a Voi delle riflessioni:

  1. se dei gruppi che operano all’interno della “Chiesa Cattolica Apostolica” possono svolgere manifestazioni pubbliche che sono in contrasto con la dottrina sociale della Chiesa;
  2. se il motto “vietato vietare” può essere applicato anche ai Vescovi che hanno il compito di correggere e guidare i loro fedeli nella sana dottrina;
  3. se il Santo Vangelo deve essere sempre soggetto a interpretazioni misericordiose e mai giuste.

Cosa ne pensi, caro visitatore?

Paolo Norata


Pedofilia, studio choc della chiesa americana: è colpa dell'ideologia del '68 e di Woodstock

Non c'entra nulla l'omosessualità e nemmeno il celibato. La causa della pedofilia va rintracciata nel clima culturale libertario e permissivo del '68 e nella rivoluzione sessuale. È questo il risultato della più autorevole ricerca mai condotta dalla Confederazione americana dei Vescovi.

Ci sono voluti cinque anni per arrivare a capire la causa della pedofilia negli ambienti clericali. E ci sono voluti 1,8 milioni di dollari per finanziare quello che il New York Times ha definito lo studio più autorevole condotto finora dalla chiesa cattolica americana. Uno studio, le cui conclusioni sono destinate a scatenar polemica. Perché il risultato della ricerca, commissionata dalla Confederazione dei Vescovi americana, è sconcertante: la pedofilia dei preti non è dovuta né al celibato né all'omosessualità, bensì al clima culturale libertario e permissivo della fine degli anni Sessanta e al fatto che i preti in quel periodo fossero poco preparati e poco monitorati, sotto stress e spaesati dal tumulto sociale e sessuale di quegli anni. Praticamente la rivoluzione sessuale, il '68 e quel relativismo ideologico di cui ha parlato anche Benedetto XVI nel 2010 starebbero alla base del fenomeno della pedofilia. Il rapporto, condotto da un team di ricercatori del John Jay College of Criminal Justice di New York, ha inoltre rilevato come la maggior parte degli abusi si sia verificata negli anni successivi al 1968, attribuendo dunque la colpa a quello che viene denominato come "effetto Woodstock".


A finanziare parte del progetto ci hanno pensato anche il National Institute of Justice e il Dipartimento di Giustizia americano con la cifra di 280mila dollari. Nel rapporto, che verrà diffuso integralmente domani dalla confederazione vescovile a Washington, si sostiene inoltre che non sarebbe stato possibile per la Chiesa né per nessun altro individuare in anticipo i preti pedofili, perché non presenterebbero "particolari "caratteristiche psicologiche", "storie di sviluppo" o disturbi dell'umore" tipici dei pedofili. Per questo, il rapporto sostiene anche che la maggior parte dei preti che hanno commesso abusi non possono essere definiti "pedofili". Soltanto il 5% presenterebbe infatti quei "disturbi psichiatrici caratterizzati da ricorrenti fantasie sessuali su preadolescenti" che vengono di solito associati alla pedofilia. Inoltre, dal momento che dalla fine degli anni Settanta all'aumento del numero dei preti omosessuali non ha corrisposto un aumento degli abusi, ma un decremento, la conclusione è che non ci sia alcun nesso tra omosessualità e pedofilia.

Il rapporto contiene anche una spiegazione esemplare del perché le vittime siano più ragazzi e non ragazze: questo succede solo perché i preti in quegli anni erano più spesso in contatto con i maschi, in chiesa, negli oratori, nelle scuole. La stessa definizione di "preadolescente" usata dai ricercatori lascia molti dubbi. Il rapporto considera preadolescenti soltanto i bambini sotto i dieci anni e conclude quindi che soltanto il 22% delle vittime lo fossero. Ma secondo la American Psychiatric Association, invece, preadolescente è qualsiasi bambino sotto i 13 anni. Se venisse usato questo parametro, quindi, il numero delle vittime da considerarsi tali aumenterebbe in maniera significativa fino a coprire la maggioranza dei casi. Infine, il rapporto evidenzia come il problema della pedofilia sia peggiorato non appena la gerarchia della Chiesa ha risposto mostrando più attenzione per gli autori che per le vittime. Il rapporto, chiamato "Le cause e il contesto di abuso sessuale di minori da parte di preti cattolici negli Stati Uniti, 1950-2002", è il secondo prodotto da ricercatori del John Jay College. Il primo, sulla "natura e la portata" del problema, è stato rilasciato nel 2004. Prima di vederlo, gli avvocati delle vittime hanno attaccato il report ed espresso forti dubbi sulla sua veridicità in quanto si basa su dati forniti dalle diocesi della Chiesa e degli ordini religiosi.

(Domenico Ferrara - 18 maggio 2011)

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