mercoledì 6 luglio 2011

Congregazione del culto divino

Un vero rinnovamento liturgico non va inteso come una rottura ma come sviluppo organico della tradizione della Chiesa.

Il cardinale Antonio Canizares Llovera, Prefetto della Congregazione del culto divino, intervistato dal giornalista Andrea Tornielli, ha affrontato, senza tuttavia alcuna pretesa di esaustività, in tutti i suoi versanti, il tema della liturgia cattolica asserendo che la crisi ecclesiale in cui oggi ci troviamo dipende in gran parte dal crollo della liturgia, che “negli anni successivi al Concilio Vaticano II… è stata ferita da deformazioni arbitrarie, provocate anche dalla secolarizzazione che purtroppo colpisce pure all’interno della Chiesa. Di conseguenza, in tante celebrazioni, non si pone più al centro Dio, ma l’uomo e il suo protagonismo, la sua azione creativa, il ruolo principale data all’assemblea”, ed auspicando, seguendo l’insegnamento del Santo Padre Benedetto XVI, la necessità di promuovere in tempi brevi una “riforma della riforma” liturgica che ravvivi “il senso del sacro e del Mistero, mettendo Dio al centro di tutto” “in sintonia con la tradizione liturgica della Chiesa”.


“L’abuso della creatività”, infatti, secondo il Prefetto della Congregazione del culto divino, ha fatto sì che si disperdesse il proprium della liturgia che non deriva da ciò che noi facciamo, ma dal fatto che qui accade Qualcosa che noi tutti insieme non possiamo proprio fare. Nella liturgia, invero, opera una forza, un potere che nemmeno la Chiesa tutta intera può conferirsi: ciò che vi si manifesta è lo assolutamente Altro che, attraverso la comunità dei fedeli – che “non ne è dunque padrona ma custode”, serva, mero strumento – giunge fino a noi.

Per ogni fedele, per ogni membro del Corpo Mistico di Cristo, dunque, la liturgia deve essere e deve ri-diventare la Patria comune, la fonte stessa della sua identità: anche per questo essa deve essere “predeterminata”, “imperturbabile”, perché è attraverso il rito che si manifesta la Santità di Dio.


Invece, la rivolta contro quella che negli anni successivi al Vaticano II, in diversi ambienti ecclesiali, è stata chiamata la “vecchia rigidità rubricistica”, accusata di togliere “creatività”, ha coinvolto anche la liturgia nel vortice del “fai da te”, banalizzandola perché l’ha resa conforme alla nostra mediocre misura, adattandola completamente al mondo moderno.

Tuttavia, se la liturgia diventa qualcosa che ciascuno si fa da sé, essa non ci dona più quella che è la sua vera qualità: l’incontro con il Mistero, che non è un nostro prodotto, ma la nostra origine e la sorgente della nostra vita.

Pertanto, secondo il cardinale, un vero rinnovamento liturgico, che va inteso non come rottura ma come sviluppo organico della tradizione della Chiesa, deve e dovrà necessariamente passare, secondo le proposte concrete di revisione della riforma liturgica poste in essere ed auspicate dal Santo Padre Benedetto XVI, attraverso la reintroduzione della celebrazione verso oriente, la reintroduzione della croce al centro dell’altare, la comunione in ginocchio, la valorizzazione del sacro silenzio nel canone eucaristico, il dare un maggior spazio alla lingua liturgica universale ed al canto gregoriano, il dare più spazio alla meditazione, la reintroduzione del concetto di pulchrum nell’arte e nella musica sacra e la promozione dell’adorazione eucaristica.


E per attuare tale “riforma della riforma liturgica”, in un momento di così grande confusione all’interno della Chiesa, è - e sarà - indispensabile, sempre secondo il Prefetto della Congregazione del culto divino, “portare avanti un grande impegno nella formazione di sacerdoti, seminaristi, consacrati e fedeli laici, per favorire la comprensione del vero significato delle celebrazioni della Chiesa” nelle quali, come asserisce la costituzione conciliare sulla Sacra Liturgia “Sacrosanctum Concilium”, “soprattutto nel divino sacrificio dell’eucarestia, si attua l’opera della nostra redenzione… e della perfetta glorificazione di Dio, che ha avuto il suo preludio nella mirabili gesta divine operate nel popolo dell’Antico Testamento e che è stata compiuta da Cristo Signore principalmente per mezzo del mistero pasquale della sua beata Passione, Risurrezione da morte e gloriosa Assunzione, mistero con il quale morendo ha distrutto la nostra morte e risorgendo ha restaurato la vita”.

(Filippo Campo)

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