domenica 16 luglio 2017

Comunismo e progressismo verso una "Chiesa-Nuova"

Questo lungimirante articolo del nostro Fondatore
aiuta a capire e misurare - ormai nel 2017 -
a che punto siamo con il piano di comunistizzazione degli ambienti cattolici.

Cento anni dopo, si confermano le parole profetiche della Madonna a Fatima:
"La Russia diffonderà i suoi errori nel mondo,
promuovendo guerre e persecuzioni alla Chiesa
"
Insubordinazione, “disalienazione”,
bandolo della matassa dei misteri “profetici”

Nell’articolo di presentazione di questo numero (intitolato "Il perché di questo numero doppio"), viene descritta l’interrelazione dell'IDO-C con i “gruppi profetici”. È facile vedere che questi e quelli costituiscono, insieme, una immensa macchina semi-segreta, alloggiata nella Chiesa, per la realizzazione del disegno malefico di trasformarla nel contrario di ciò che è stata in questi due mila anni di esistenza.


Vogliamo, adesso, aiutare il lettore nello studio dell’articolo di “Ecclesia” sui “gruppi profetici” (intitolato “I piccoli gruppi e la corrente profetica”) mettendo in speciale rilievo gli aspetti più profondi e chiarificatori di questa specie di società iniziatiche.


In questo commento, non intendiamo approfondire propriamente la dottrina dei “gruppi profetici”, la coerenza interna delle diverse tesi che la integrano, i loro maestri, i loro precursori, le loro affinità o distonie con altri sistemi di pensiero.
Né pretendiamo analizzare le condizioni culturali, politiche, sociali, economiche o altre, che favoriscono o avversano la genesi e lo sviluppo di questi gruppi.


Il nostro obbiettivo è più circoscritto, e anche di una utilità più immediata. Messi dinanzi alla crescita tangibile dei “gruppi profetici”, alla loro evidente nocività, e quindi alla necessità di sbarrargli il passo, ci domandiamo qual è il loro programma, se si appoggiano a una struttura definita di direzione e propaganda, com’è questa struttura, come agisce, come vedono le trasformazioni per le quali la Chiesa è passata di recente e continua a passare, quali le tecniche di reclutamento, formazione e sovversione usate da questi gruppi, e infine, quali sono i loro rapporti con il comunismo.


È nell’articolo di “Ecclesia” che cercheremo le risposte a queste domande.


I. Disalienazione: ribellione contro ogni superiorità e disuguaglianza

Il concetto-chiave della dottrina dei “gruppi profetici è, a nostro avviso l'alienazione. Quindi, prendiamola come punto di partenza e come filo conduttore di questa esposizione. Il lettore vedrà come, in questo modo, la materia si farà limpida ed accessibile.


Alienus è un vocabolo latino che equivale alla parola alieno, di un altro.
Alienato è colui che non appartiene a sé stesso, bensì a un altro.


Ebbene, nella prospettiva comunista, ogni autorità, ogni superiorità sociale, economica, religiosa o un'altra qualsiasi, di una classe sull’altra, porta a un'alienazione.


Alienante è la classe sociale che esercita l’autorità, o possiede la superiorità, sia attraverso un Re, un Capo di Stato, un Papa, un Vescovo, un Sacerdote, un Generale, un professore o un padrone.


Alienata è la classe che presta obbedienza all’alienante. La classe alienata, per il fatto stesso di essere soggetta a un’altra classe in misura maggiore o minore, in questa esatta misura non si appartiene a sé stessa, ed è alienata a quest’altra.
Trasferito il concetto di alienazione ai rapporti tra persona e persona nella sfera religiosa, si può dire che un Papa, un Vescovo, o un Sacerdote in quanto partecipa alla classe dirigente, che è il Clero, è alienante  a confronto con un semplice fedele, il quale è membro della classa guidata, cioè, il laicato.


Ogni alienazione è uno sfruttamento dell’alienato da parte dell’alienante. E siccome ogni sfruttamento è odioso, bisogna che l’evoluzione dell’umanità conduca alla soppressione di tutte le alienazioni, e perciò di tutte le autorità e disuguaglianze. Poiché ogni disuguaglianza crea in qualche modo un'autorità. La formula più conosciuta e popolare della totale non alienazione sta nel motto della Rivoluzione Francese: “Libertà, Uguaglianza, Fratellanza”. L’applicazione assolutamente radicale di questo motto conduce all’impianto di un'“anarchia” senza caos. La dittatura del proletariato non è altro che una tappa per la realizzazione dell’anarchismo.


L’egualitarismo radicale è la condizione perché ci sia libertà, ed affinché, cessati gli sfruttamenti e le conseguenti lotte di classe, regni tra gli uomini la fratellanza.

Ecco la criminale chimera dei comunisti.
II. Il supremo obiettivo “profetico”: una Chiesa non alienante e né alienata

Da quel che espone l’articolo di “Ecclesia”, si deduce che i “gruppi profetici” vogliono trasformare la Chiesa Cattolica, da alienante ed alienata come lo è ai nostri giorni, in una Chiesa-Nuova, senza nessuna forma di alienazione.


1ª disalienazione della Chiesa: in relazione a Dio


a. La Chiesa “costantiniana” (la cui era storica, secondo i “gruppi profetici”, inizierebbe con Costantino, l’Imperatore romano del secolo IV che liberò la Chiesa dalle persecuzioni e La tolse dalle catacombe, e si estenderebbe sino ai nostri giorni) crede in un Dio trascendente, personale, dotato di intelligenza e volontà, perfetto, eterno, creatore, reggente e giudice di tutti gli uomini. Questi sono infinitamente inferiori a Dio e gli devono ogni soggezione. Quindi, credendo in un tale Dio, gli uomini accettano un Dio alienante. Dunque, la Religione è pura alienazione.
- La Chiesa-Nuova non crede in un Dio alienante. Il Dio della Chiesa “costantiniana” corrisponde a una fase già superata dell’evoluzione dell’uomo, cioè l’uomo infantile e alienato. Oggi, l’uomo, reso adulto dall’evoluzione, non accetta un Dio di cui è, in ultima analisi, un servo, e che lo mantiene nella dipendenza del suo potere paterno, o meglio, paternalista, come lo dicono in modo peggiorativo i “gruppi profetici”. L’uomo adulto respinge ogni alienazione, e vuole per sé un’altra immagine di Dio: quella di un Dio che non è trascendente nei suoi confronti, ma immanente in lui. Un Dio che è impersonale, che è come un elemento diffusamente sparso in tutta la natura, e pertanto, anche in ogni uomo. In una parola, un Dio che non aliena.
b. Ed è perché non accetta questa nuova figura di Dio, e si ostina nel mantenere la vecchia figura del Dio personale, trascendente e alienante, che la Chiesa “costantiniana” genera l’ateismo. Poiché l’uomo adulto di oggi, non potendo accettare questa immagine infantile della divinità, si dichiara ateo. Infatti, se la Chiesa gli presentasse un Dio aggiornato, immanente e non alienante, egli lo accetterebbe. E smetterebbe di essere ateo.
c. È ben vero che l’affermazione di un Dio trascendente e alienante si fonda su numerose narrative dei Libri Sacri. Tuttavia, secondo i "gruppi profetici" queste narrative non costituiscono delle realtà storiche precise. Esse sono dei miti elaborati dall'uomo non adulto, alienato e bramoso di alienazione. Oggi, queste narrative devono essere reinterpretate secondo un concetto non alienante ma adulto. O persino rifiutate. Con ciò si purifica la Religione dai suoi miti. È propriamente quel che si chiama demistificazione.
d. È, per esempio, quel che si dovrebbe fare per quanto riguarda la spiegazione della triste condizione dell'uomo, soggetto all'errore, al dolore ed alla morte: il rimedio per questa situazione non può decorrere, per l’uomo adulto, da una Redenzione operata dal sacrificio del Dio trascendente incarnato, e completata dalle sofferenze dei fedeli. Tale rimedio viene dall’evoluzione, dalla tecnica e dal progresso. Nel concetto dell’uomo disalienato, non c’è più ragione per le mortificazioni, alquanto masochiste, che la Chiesa “costantiniana” promuoveva. La Chiesa-Nuova chiama a una vita interamente volta alla felicità terrena. La Redenzione-progresso non ha come scopo condurre gli uomini verso un cielo extraterreno, ma trasformare la terra in un  cielo.


2ª disalienazione della Chiesa: in relazione al soprannaturale ed al sacro


La Religione Cattolica “costantiniana”, coerente con la sua dottrina sulla trascendenza di Dio, ammette il soprannaturale e con esso il sacrale. Ora, il concetto di un ordine soprannaturale, superiore a quello naturale, di una sfera religiosa e sacra superiore alla sfera temporale, risulta in evidenti disuguaglianze. Da ciò provengono, ipso facto, molteplici alienazioni. Nella Chiesa-Nuova, disalienante e disalienata, si ammette come realtà soltanto il naturale, il temporale, il profano. È una Chiesa desacralizzata. Da qui decorrono numerose conseguenze:


a. È ovvio, innanzitutto, che la Chiesa-Nuova è tutta posta nell’ordine naturale. Quanto alla sua missione salvifica, essa la esercita inducendo i fedeli a impegnarsi, a compromettersi nella propulsione del benessere terreno.
b. La nozione della Chiesa come Società distinta dallo Stato e sovrana nella sfera spirituale perde, quindi, ogni sua ragione d’essere. La Chiesa desacralizzata è, dentro la società temporale, un gruppo privato come un altro qualsiasi, la cui missione consiste nell'essere alla avanguardia delle forze che promuovono l’evoluzione dell’umanità.
c. La vita sacramentale cambia pure di contenuto. I Sacramenti hanno un senso simbolico meramente naturale. L’Eucaristia, per esempio, è una cena in cui i fratelli familiarizzano intorno a una stessa tavola. E perciò dev'essere ricevuta come un cibo qualsiasi, nel decorso di un comune pasto.
d. La condizione sacerdotale non dev'essere più considerata sacra, posto che la sacralità muore con la morte di tutte le alienazioni.
- Nel modo di presentarsi, di vestirsi e vivere, i Sacerdoti devono essere come un laico qualsiasi, poiché la sfera del sacro, a cui appartenevano, è sparita, e devono integrarsi senza riserve nella sfera temporale. Così pure devono comportarsi i Religiosi, se ci saranno ancora i tre voti di obbedienza, povertà, castità nella Chiesa ormai disalienante e disalienata.
e. Non vi è ragione perché esistano edifici destinati solo al culto, visto che è già morto il soprannaturale, il sacro. In questo mondo evoluto, adulto, contrario alle alienazioni, il culto del Dio immanente e diffuso nella natura può essere praticato in qualunque luogo profano. Se  esisteranno edifici destinati al culto, siano pure utilizzati per finalità profane, in modo da evitare la distinzione alienante tra lo spirituale e il temporale.


3ª disalienazione della Chiesa: in relazione alla Fede, alla Morale, al Magistero  e all’azione evangelizzatrice


a. La Chiesa-Nuova è una Chiesa povera. E questo, innanzitutto nel senso spirituale del termine. Una delle ricchezza della Chiesa “costantiniana” consiste nell'affermarSi Maestra infallibile. La Chiesa-Nuova invece non si pretende Maestra. Né tratta i fedeli come discepoli, perché ciò sarebbe alienante.
- Ognuno riceve carismi dello Spirito Santo, che parla direttamente nell’anima. Ed è in questa voce interiore, della quale può prendere coscienza, che ognuno deve credere.
- Tutto ciò, che è vero per le materie riferenti alla fede, lo è pure per la morale. Ognuno ha la morale che gli suggerisce la propria coscienza.
- Insomma, l’uomo vive della testimonianza interiore dei carismi, dei quali prende conoscenza. Così, la Chiesa-Nuova non possiede un patrimonio di verità, di cui immaginerebbe avere il privilegio. E in questo risiede il principale aspetto della sua povertà.
b. Da qui decorre un’altra forma di povertà. La Chiesa-Nuova non ha frontiere. Essa accoglie gli uomini di qualsiasi credo, purché lavorino attivamente per la vera Redenzione, che è il progresso terreno. Essa non è, quindi, come un regno spirituale con frontiere dottrinali definite, ma qualcosa di etereo, di fluido, che si confonde più o meno con qualsiasi chiesa. In altri termini, la Chiesa-Nuova è super-ecumenica.
c. Un altro titolo di povertà della Chiesa-Nuova è quello di, non essendo Maestra, ed essendo super-ecumenica, non avere più la necessità di opere di apostolato. Di conseguenza, le università cattoliche, le scuole cattoliche, le opere di assistenza cattoliche mantengono la loro ragione d'essere a patto che non mirino a nessun fine apostolico, né abbiano qualsiasi soggezione alienante e antiecumenica riguardo alla Chiesa: vale a dire, purché rinuncino alla nota cattolica, ed assumano un carattere totalmente profano, secolare e laico.
d. La povertà della Chiesa-Nuova risiede pure nel fatto che - essendo la cultura e la civiltà dei valori dell’ordine temporale e terreno, e non pretendendo esercitare più qualsiasi magistero nel plasmare a sé la società temporale - non si può più parlare di cultura e civiltà cattoliche. La cultura e la civiltà dell’uomo evoluto e adulto hanno ricevuto la loro carta di emancipazione: sono desacralizzati e disalienati dalla Religione.
e. Inoltre, la Chiesa-Nuova è povera nel senso materiale del termine. Essa non solo rifiuta le Cattedrali e le Basiliche, in cui il sacro ostentava trionfalisticamente  la sua superiorità, ma, esistendo nell’era dei poveri, rigetta qualsiasi ricchezza, a qualsiasi titolo possibile.
f. Infine, la Chiesa-Nuova è povera perché è la Chiesa dei poveri. Da nemica di tutte le alienazioni, si sente avversa a tutti gli alienanti, di qualsiasi tipo ed ordine, e connaturale con la causa di tutti gli alienati. Perciò, gli sfruttati ed alienati della società attuale hanno nella Chiesa-Nuova il loro proprio posto. Ed essa è per essenza la difensora di loro contro i detentori dell’autorità o della superiorità terrena. Per ragioni analoghe in senso inverso, la Chiesa “costantiniana” è complice, per propria natura, di tutte le oligarchie alienanti e sfruttatrici.


4ª disalienazione della Chiesa: in relazione alla Gerarchia Ecclesiastica


Dal momento che l’autorità è sempre alienante, è doveroso che non esista. E se esistesse, sarebbe soltanto nella misura in cui compiesse la volontà degli alienati, che in  questo modo evaderebbero - almeno in ampia misura - dal giogo dell’alienazione.
Nella Chiesa “costantiniana”, la Gerarchia è investita del triplice potere di ordine, magistero e giurisdizione. La Chiesa-Nuova, svuotando i Sacramenti dal loro contenuto soprannaturale, che sono sotto il potere della Gerarchia di ordine, col negare il Magistero, doveva a rigor di logica attentare contro la Gerarchia di giurisdizione.
Così, l’esistenza di un Papa, Monarca spirituale circondato dal Collegio dei Principi ecclesiastici, che sono i Vescovi - di cui ognuno è, nella rispettiva Diocesi, come un monarca soggetto al Papa - non è compatibile con la Chiesa-Nuova. Come altrettanto non possono sussistere i Parroci che reggono, sotto gli ordini dei Vescovi, porzioni del gregge diocesano.



Nel monastero cistercense di Poblet, in Spagna, 
dei monaci prostrati fanno il loro mea culpa 
dinanzi all'Abate ed al Capitolo

Occorre, per disalienarla completamente dalla Gerarchia, democratizzare la Chiesa. È necessario costituire in Essa un organo rappresentativo dei fedeli che esprima ciò che i carismi dicono nell’intimo della loro coscienza. Chiaramente un organo elettivo e che rappresenti la moltitudine. Un organo che faccia gravare decisivamente la sua volontà sui Gerarchi della Chiesa, i quali, è ugualmente chiaro, dovranno, da quel momento in poi, essere elettivi. A nostro avviso, secondo la logica, questa riforma di struttura della Chiesa sostenuta dal “movimento profetico” può essere vista solo come una tappa per la piena realizzazione dei suoi obbiettivi. Perché in effetti la totale disalienazione comporterebbe, in una tappa ulteriore, l’abolizione di qualsiasi Gerarchia.

Tuttavia, considerando soltanto la riforma che i “gruppi profetici” ora sostengono esplicitamente, si può dire che trasformeranno la Chiesa in una monarchica come quella dell’Inghilterra, cioè, un regime effettivamente democratico - diretto fondamentalmente da una Camera popolare elettiva, onnipotente - nel quale va conservato pro-forma un Re decorativo (nel caso della Chiesa-Nuova, il Papa), dei Lords senza potere effettivo (i Vescovi e i Parroci), e una Camera alta da apparato (il Collegio Episcopale). Inoltre, affinché l’analogia tra il regime dell’Inghilterra e la Chiesa-Nuova fosse completa, sarebbe necessario immaginare un Re e dei Lords elettivi (cioè, Papa e Vescovi eletti dal popolo).


Per completare il quadro della democratizzazione, bisogna aggiungere che, nella Chiesa-Nuova, le parrocchie costituirebbero dei gruppi fluidi e instabili, e non delle circoscrizioni territoriali definite come sono abitualmente oggi. Questa fluidità, pensiamo, a rigor di logica, si estenderebbe pure alle Diocesi. La Gerarchia ormai non sarebbe nella Chiesa altro che un vago nome.


5ª disalienazione della Chiesa: in relazione al Potere Pubblico


Questa forma di disalienazione è già inclusa, a diversi titoli, negli items anteriori. La Chiesa “costantiniana”, che ha un governo proprio  e sovrano nella sua sfera, desidera l’unione e la collaborazione con il Potere Temporale. In questo, in un certo modo Si alienerebbe ad esso, e in un certo modo lo alienerebbe a Sé.
Invece la Chiesa-Nuova, per tutti i motivi sopra esposti, dichiara di non avere bisogno del Potere Pubblico, né di volere con esso relazioni da Potere a Potere. Così, la mutua alienazione avrà cessato.


Conclusione


Quindi concludendo, la Chiesa-Nuova sarà interamente disalienata, e smetterà totalmente di essere alienante.

III – Soltanto la lotta di classi otterrà la disalienazione dentro la Chiesa

1. la Gerarchia ha aiutato all’esecuzione del programma “profetico” di disalienazione; però, non può dare il passo finale


Mirando alla disalienazione totale - per mezzo della quale la Chiesa “costantiniana” deve metamorfizzarSi in una Chiesa-Nuova - potranno i “gruppi profetici” sperarla dalla Gerarchia?


Considerando che certi membri appartenenti a questa hanno dato il loro sostegno a molte misure disalienanti, si direbbe di sì. Tanto più che i “gruppi profetici” affermano che l’opera del Concilio Vaticano II ha avuto un carattere disalienante, cioè, desacralizzante e ugualitario, che rappresenta un primo passo - benché timido - nel cammino di trasformazioni più radicali.


Però, senza sdegnare il vantaggio che affermano ottenere dallo sfruttamento degli atteggiamenti di certi Gerarchi e delle decisioni del Concilio Vaticano II, i “gruppi profetici” ritengono che la completa disalienazione solo potrà venire da una lotta di classi tra l’Episcopato e il Clero da un lato, e i laici dall’altro.


La ragione di questo, adducono loro, risiede nel fatto che da un Gerarca simpatico alla disalienazione si possono sperare concessioni che gli riducano i poteri; ma, per quanto egli possa essere simpatico, non c’è da sperare una sua completa rinuncia, il che equivarrebbe ad un suicidio.


2. Il modo per giungere alla vittoria della rivoluzione disalienante nella Chiesa: l’insurrezione del laicato


Quindi, si deve coscientizzare il laicato affinché, in lotta contro i Gerarchi,  esiga le riforme di struttura nella Chiesa, che La democratizzino. Insomma, il rimedio si trova nella lotta di classi all'interno della Chiesa.
Tale lotta deve essere fatta a tappe:


- a - campagna di discredito contro la Chiesa “costantiniana”,
- b - istigare il desiderio delle riforme di struttura della Chiesa;
- c - agitazioni, scioperi;
- d - capitolazione della Gerarchia ed installazione delle riforme.

IV – I “gruppi profetici”, artefici della lotta di classi per la disalienazione della Chiesa

I nuovi carismi di cui vivrà la Chiesa-Nuova, oggi non li riceve più la Gerarchia, bensì il popolo fedele. Spetta quindi alla Gerarchia, come abbiamo visto, obbedire al popolo.


A tutto il popolo? In realtà, esso dev'essere, se non  governato, per lo meno illuminato e capeggiato dai gruppi carismatici e profetici che lo Spirito suscita nella Chiesa per dare una testimonianza.


L’insieme di questi gruppi formerà, allora, all'interno della Chiesa invertebrata a cui sognano, una rete d’influenze alla quale spetterà il vero potere.


Ciò aumenta l’interesse dello studio sulla struttura e sui metodi dei “gruppi profetici”, che più avanti faremo.


Peraltro è tra i loro membri, come rappresentanti naturali del laicato, che si dovrà reclutare la Camera popolare dentro la Chiesa-Nuova.


Quali sono i mezzi di cui dispone il “movimento profetico” per promuovere la sovversione riformista nella Chiesa?


1. L’estensione del “movimento profetico”


I “gruppi profetici” sono numerosi. Esistono in molti paesi. Essi corrispondono – per il convivio intimo che proporzionano – a profondi aneliti di sociabilità, dell’uomo contemporaneo smarrito ed isolato nell’anonimato delle grandi moltitudini. Per questo e per altri motivi, il loro numero rende a moltiplicarsi  indefinitamente.


2. La struttura segreta del “movimento profetico”


Questa struttura è flessibile e molto adatta a promuovere la sovversione nella Chiesa.


I “gruppi profetici” sono vere cellule, con un numero variabile di persone. In ogni caso, tale numero non giunge mai ad essere grande. Di queste persone, non tutte sono al corrente, con la stessa profondità, dei fini, dei metodi e delle connessioni del gruppo. Ognuna delle cellule è in questo modo una minuscola società segreta.


Ogni cellula ha un contatto abituale con altre delle stesso genere, il che fa del movimento un immenso ingranaggio con una miriade di piccoli pezzi.


A questa unità funzionale si somma un’altra, più preziosa: tutte mirano allo stesso fine, ossia, alla lotta di classi per imporre dentro la Chiesa una riforma disalienante.


Si deve menzionare ancora l’uniformità con cui utilizzano, sia per il reclutamento, che per la sovversione, gli stessi metodi complessi e sottili. Di questi metodi parleremo più avanti.


Tutti questi fattori rendono i “gruppi profetici”, visti nel loro insieme, un movimento impressionantemente uno. Avranno forse, come espressione di questa unità, una direzione centrale suprema? Lo studio di “Ecclesia” non lo dice esplicitamente. Ma i dati forniti dalla rivista rendono impossibile non rispondere con l'affermativa, posto che non si vede come conservare fedeli a una dottrina complessa, mantenere uniformi nella loro delicata strutturazione interna, nonché nei loro metodi raffinatamente specializzati, una tale miriade di corpuscoli esistenti in paesi diversi e distanti. Quanto maggiore la molteplicità e la varietà di un insieme, tanto maggiore la necessità di un vincolo strutturale forte per mantenerlo unito. Di conseguenza, anche nella loro direzione centrale, i “gruppi profetici” sono - concludiamo noi – un'organizzazione clandestina.


In quale modo questa direzione centrale mantiene effettivo ed ignorato il suo potere sulle cellule? Le apparenze, rispondiamo, fanno pensare a un compromesso assunto da elementi più graduati che, loro sì, sarebbero messi al corrente dell’esistenza di una direzione centrale.


Per quale motivo conservare tutto ciò nel mistero? La ragione è semplice. I “gruppi profetici” si presentano come il frutto spontaneo di una pioggia di carismi ad animare un laicato che un'evoluzione profondamente naturale, e anch'essa spontanea, l'ha reso adulto. Quindi non possono darsi le arie di un movimento organizzato da una piccola cupola, astuta ed efficiente.


3. I metodi di reclutamento e formazione; l’iniziazione “profetica”


Un “gruppo profetico” penetra, vive e si moltiplica sempre in un ambiente o istituzione cattolica, come un batterio penetra e vive nel corpo. Esso nasce, in generale, dall’azione di uno od alcuni agitatori discreti, che tengono riunioni su temi simpatici e molto generici, - la pace, per esempio. Tra gli ascoltatori di queste riunioni si recluta la prima manciata di adepti.
Per non suscitare sospetti, gli agitatori invitano, per questa o quella riunione qualche Sacerdote o Vescovo che – ingenuo o complice, supponiamo – approvi e benedica.
Reclutato progressivamente un maggior numero di membri, incomincia l’inoculazione sovversiva.
Questa inoculazione ha due fasi. Nella prima, si procede alla graduale diffamazione della Chiesa “costantiniana”. Nella seconda, si attizza il fuoco negli animi, facendoli desiderare le riforme che trasformeranno la Chiesa “costantiniana” in una Chiesa-Nuova.
Questo lavoro è avviato lentamente, con piccoli sarcasmi lanciato qua e la, con frasi sciolte e con slogans accurati. I membri che corrisponderanno favorevolmente a questi stimoli sovversivi verranno promossi alla conoscenza di orizzonti rivoluzionari più ampi. Gli altri saranno tenuti a mollo, silenziati e rimossi.

V. Come i “gruppi profetici” attuano la lotta di classe nella Chiesa

Formata così una rete sufficientemente ampia di “gruppi profetici”, il movimento è atto a uscire dall’ombra ed entrare strepitosamente in azione. È sotto gli occhi di tutti come viene fatta un'agitazione ecclesiastica. Ci siamo soltanto limitati a riassumere quel che tutti vedono.


Aiutati abitualmente da una forte pubblicità, alla quale tutto fa credere che l'IDO-C non sia estraneo, certi attivisti cominciano a promuovere scioperi di parrocchiani contro qualche Vescovo o Sacerdote che non accetti subito certe rivendicazioni scapestrate. Se non sono scioperi, sono cortei, occupazioni di chiese, manifesti di stampa, ecc. Insomma sempre una lotta di classe per portare il laicato a distruggere le alienazioni di cui il Clero sarebbe il beneficiario alienante e sfruttatore.


La pubblicità che questi atti raggiungono è chiaramente tale da attrarre a favore dell'agitazione nuove reclute impressionabili, o desiderosi di protagonismo. Il movimento si ingrossa e così diventa adatto a più audaci atti di sovversione.
L’insieme di questi fatti crea un clima di terrorismo pubblicitario contro i refrattari, che li isola dagli amici e persino dai parenti e in questo modo riduce al mutismo quasi tutti coloro che sarebbero disposti a reagire.


Questo terrore - nei luoghi dove sono presenti i “gruppi profetici” - viene già preparato con molta antecedenza da statistiche e inchieste sociali tendenziose, elaborate e divulgate dai “gruppi profetici”. Così, questi riescono a far credere che l’immensa massa dei fedeli desidera le riforme nella Chiesa, che questo è lo spirito inconfutabile dei tempi, e che opporsi alle riforme è come voler fermare con le mani la marea montante. I sintomi reali o manipolati, delle cosiddette tendenze rivoluzionarie delle moltitudini sono secondo loro i “segni dei tempi”, captatati con speciale perspicacia da coloro che possiedono dei “carismi profetici”. Grazie al frastuono dei “gruppi profetici”, la sovversione ecclesiastica, opera di una minoranza, sembra corrispondere così ai desideri mal contenuti di intere moltitudini infuriate al vedersi alienate.


Lo spirito del tempo, percepito “profeticamente” nei “segni dei tempi”, è la suprema norma, come insegnano i “gruppi profetici”. Non c’è maggior follia che  tentare di resistergli: è un anacronismo, ridicolo, spregevole. La Chiesa “costantiniana” aveva la pretesa di modellare i tempi: la Chiesa-Nuova sa che, al contrario, deve lasciarsi modellare da essi.


Dunque, o la Chiesa accetta le riforme imposte dall’evoluzione e si trasforma in Chiesa-Nuova, oppure muore.


A questa pressione, fatta all’interno stesso della Chiesa, in così tanti paesi, dalla bocca di tutti i membri dei “gruppi profetici” e dalle grandi trombe pubblicitarie della IDO-C, è molto difficile resistere. La resistenza è possibile soltanto agli spiriti molto scelti, con una fermezza di principi irremovibile e disposti a subire i più grandi dispiaceri. Ed anche i più inaspettati.

VI – Relazioni tra il “movimento profetico” e il progressismo

Il pubblico brasiliano conosce bene l’insieme delle aspirazioni, dottrine, trasformazioni e tumulti che caratterizzano, nell’ordine del pensiero e dell’azione, il cosiddetto progressismo cattolico. E è tale l’affinità dei “gruppi profetici” - come d’altronde anche dell'IDO-C - con il progressismo, che i nostri lettori si saranno domandati con frequenza quale relazione c’è tra questo e quelli.


La domanda è tra le più procedenti, poiché non si riscontra una sola traccia caratteristica del progressismo che non si trovi esplicita o implicita, prossimamente  o remotamente relazionata con i “gruppi profetici”.


L’azione del progressismo è talmente ampia, ed é tanto svariata la gamma delle sue sfumature - che vanno dal “moderato” e “conservatore” sino al rivoluzionario comunista - che ci pare esagerato attribuire al “movimento profetico” e al IDO-C la casualità della corrente progressista in tutto il mondo. È certo, però, che le “minoranze profetiche” meritino essere qualificate come progressiste.


Questa osservazione mette l'animo in allerta a proposito di un altro problema. Se, al contrario di quel che a prima vista si può supporre, il “movimento profetico” ha la sua causa in un'organizzazione semiclandestina nitidamente strutturata, non vi sarà pure un'entità più vasta, all'origine del progressismo in tutta la Chiesa? La risposta a questa importante domanda esorbita dai limiti del presente commento.
VII – I “gruppi profetici” sono al servizio del comunismo

Da ciò che fino a qui è stato esposto, riteniamo gravemente sospettabile che i “gruppi profetici” siano al servizio del comunismo. Per questo, basta ponderare che:


a - i “gruppi profetici” sono affini al comunismo;
b - essi sono utili al comunismo;
c - siccome gli adepti del comunismo sono soliti creare e dirigere movimenti affini che agiscono a favore della causa comunista, è sommamente probabile che i “gruppi profetici” siano stati creati dai comunisti e siano da loro diretti;
d - è un'abituale tattica marxista infiltrarsi nei gruppi affini per metterli al servizio della causa comunista; in queste condizioni, anche se i “gruppi profetici”  se non fossero stati creati dai comunisti, è per lo meno altamente probabile che siano diretti da loro, per l’infiltrazione rossa nella Chiesa;
e - alcuni fatti significativi che verranno indicati più avanti confermano fortemente questi sospetti.


Soffermiamoci un po’ su quest’argomento.


Le analogie tra gli obbiettivi dei “gruppi profetici” e quelli del comunismo sono evidenti: i primi mirano a disalienare, e pertanto desacralizzare e rendere rigorosamente ugualitaria la Società spirituale, che è la Chiesa, e incitano i cattolici a favore delle disalienazioni nella società temporale; similmente, il comunismo  mira a disalienare e rendere rigorosamente ugualitaria la stessa società temporale. Dunque si può affermare che i “gruppi profetici” fanno la rivoluzione comunista dentro la Chiesa.


Quale vantaggio trae il comunismo da tutto ciò? La Chiesa-Nuova, che risulta dall’azione del “movimento profetico”, non crede in un Dio personale, ma in un Dio diffuso e impersonale, che è immanente e onnipresente nella natura. Essa crede nell’evoluzione, nel progresso e nella tecnica come le grandi forze ineluttabili che animano il movimento universale, pongono un rimedio all'infelicità dell’uomo e danno una rotta alla Storia. A colpo d’occhio è facile vedere che questa dottrina risulta nell’affermare la divinizzazione dell’evoluzione, del progresso e della tecnica. Il che è straordinariamente simile, se non identico, al concetto evoluzionista e materialista di Marx.


La Chiesa-Nuova non ha, per opporsi al comunismo, gli stessi ed invincibili motivi religiosi che hanno portato la Chiesa “costantiniana” ad opporSi ad esso come al suo peggiore avversario. Al contrario, la teologia della Chiesa-Nuova prepara gli animi ad aderire ad esso.


In altri termini, man mano che fa adepti, la Chiesa-Nuova forma simpatizzanti del comunismo, o persino comunisti militanti


Anche di fronte agli aspetti sociali ed economici del marxismo, la posizione della Chiesa-Nuova differisce dalla posizione tradizionale della Chiesa “costantiniana”. Difatti, quest’ultima – in base al 7° e al 10° Comandamento – condanna il regime sociale ed economico comunista in quanto immorale, e afferma la legittimità della proprietà individuale, del capitalismo e del salariato, in modo che, anche se un regime rosso riconoscesse alla Chiesa esistenza legale e la libertà di culto, Essa continuerebbe irriducibilmente anticomunista. Al contrario, la Chiesa-Nuova, avversa ad ogni alienazione, ha solo motivi per vedere di buon occhio la soppressione delle situazioni patrimoniali e delle relazioni di lavoro che il comunismo taccia di alienanti.


Così, la vittoria della Chiesa-Nuova avrebbe come conseguenza fatale la trasformazione della Religione Cattolica - anche in materia sociale - da una forza irriducibilmente contraria al comunismo, a una forza ausiliare o persino propellente di questo.


Qual è la portata concreta di questa eventuale trasformazione?


Nel mondo vi sono circa 500 milioni di cattolici; trasformarli da nemici inflessibili in ausiliari o militanti del comunismo, che stupenda conquista sarebbe per esso!
Quel che il comunismo sino qui non ci è riuscito, e giammai riuscirà con le più atroci persecuzioni, esso lo raggiungerebbe, senza nessuna violenza e nessun rischio di suscitare pericolose reazioni, con la semplice metamorfosi incruenta della Chiesa Cattolica in Chiesa-Nuova.


Dinanzi a questa prospettiva, i gravi sospetti che, basati sullo studio di “Ecclesia”, abbiamo sollevato inizialmente sulla posizione del movimento comunista al cospetto del “movimento profetico”, cambiano di colore. Si trasformano in una certezza morale. Chi conosce la grande abilità del comunismo internazionale nell’infiltrare e neutralizzare le forze avversarie, e nel sostenere tutti i movimenti sovversivi a lui favorevoli, non ritiene ammissibile che i dirigenti comunisti siano indifferenti, inerti ed estranei di fronte all’incomparabile esito tattico che gli potrà derivare dall’infiltrazione dei “gruppi profetici” presenti tra i 500 milioni di cattolici, dalla neutralizzazione di questa immensa forza e persino dal vantaggio a favore della causa marxista.


Nessuna persona di buon senso può ammettere che, favorendo una così grande ascensione del comunismo, la Chiesa-Nuova, a sua volta, non sia ampiamente aiutata da esso. Dato, in concreto, il temibile proselitismo e l’innumerevole quantità di risorse del comunismo, in questa tematica trova una piena applicazione il ragionamento: poté, volle, dunque fece (“potuit plane; si igitur voluit, fecit"). Applichiamolo ai fatti:


- i comunisti possono aiutare in mille modi al trionfo della Chiesa-Nuova, e in essa incontrano solo predisposizione ad accettare questo aiuto;
- ebbene, è chiaro che i comunisti vogliono ardentemente un tale trionfo;
- dunque, favoriscono vigorosamente il “movimento profetico”, artefice della Chiesa-Nuova. E se lo favoriscono così tanto ampiamente, è chiaro che hanno tutti  i mezzi per infiltrarvisi e dirigerlo.


Nello studio di “Ecclesia” ancora un dato concreto che parla a favore di questa conclusione. Uno di questi è che i “gruppi profetici” consigliano i loro membri a rifiutare qualsiasi collaborazione con i regimi non comunisti, perché li considerano alienanti. Raccomandano invece che collaborino con i regimi comunisti, perché li considerano disalienanti.


Un altro fatto, pubblicato nel topico di "Ecclesia" è che i "gruppi profetici" hanno ottenuto un buono sviluppo nella Germania Orientale, il che non sarebbe mai stato possibile senza il gradimento delle autorità comuniste.


Non sarebbe troppo ricordare le affinità dell'IDO-C con il movimento comunista. Essendo anche l'IDO-C affine con i “gruppi profetici”, ne decorre ugualmente un'affinità tra loro e il movimento comunista. Poiché due entità affini, sotto lo stesso titolo, a una terza, sono affini tra loro.

VIII – Viabilità del piano comunista a proposito della Chiesa-Nuova

Resta ancora da formulare un’ultima domanda, di portata strategica. I “gruppi profetici” e i loro complici marxisti sperano seriamente ottenere la metamorfosi di tutta la Chiesa “costantiniana” in una Chiesa-Nuova?  Su questo punto, lo studio di “Ecclesia” ci fornisce alcuni dati che forniscono materia per congetture.

Nonostante inculchino il loro programma riformista come un imperativo dei tempi, dettato dal clamore indignato delle immense folle di alienati in rivolta, i capifila del “movimento profetico” confessano che, imposte integralmente nella Chiesa le loro riforme, queste provocheranno tante dispersioni e apostasie, che la Chiesa-Nuova probabilmente rimarrà ridotta a un piccolo numero di fedeli.

Di fronte a questo, ci si chiede quale lucro avrebbe il comunismo in tal caso?

Immaginiamo che si siano avverate le speranze dei riformatori. Alcuni Gerarchi e Sacerdoti complici, e altrettanti deboli ed intimoriti, cederebbero progressivamente alle pressioni, sempre più violente, dei “gruppi profetici”. L’onda riformista ingrosserebbe minacciosamente. L’eresia diverrebbe sempre più palese. La legittima reazione legittima dei fedeli crescerebbe pure. E, nella misura in cui crescesse, comincerebbero gli atti persecutori dei cattivi pastori contro di loro: censure di qua, scomuniche di là, interdizioni altrove. Tra ambo le parti si aprirebbe un fosso. Nessuno sa quali proporzioni allarmanti la crisi assumerebbe in tal caso. Basta pensare all’eresia ariana del secolo IV, che conquistò quasi tutta la Cristianità. In quella congiuntura, che terribili confusioni, quali tremende prove la Provvidenza permise come castigo agli uomini.

Una spaventosa confusione accadde pure sotto il pontificato di Onorio I. I teologi affermano che questo Papa, per le sue omissioni e la sua ambiguità, favorì l’eresia monotelita. Come si sa, egli scrisse una lettera al Patriarca Sergio, di Costantinopoli, stilata in termini tali da essere condannata dal VI Concilio Ecumenico, approvato dal Papa San Leone II. La confusione creata da questa lettera fu talmente grande, che sino ad oggi un gran numero di teologi ancora considerano oscuro questo problema.

Basterà che i comunisti aprano qualsiasi compendio di Storia  Ecclesiastica, per constatare che disgrazie come queste sono possibili. Di conseguenza, è nella logica delle cose che facciano di tutto per ripeterle nei nostri giorni.

Certamente è quel che hanno di mira con i “gruppi profetici; e ciò, ancorché questi non riescano a riunire attorno a sé tranne pochi cattolici, anzi, “ex-cattolici”. Che immenso profitto avrebbe il comunismo se questa ipotetica reviviscenza del passato di trasformasse in realtà…

È chiaro che, anche in questo caso, lo Spirito Santo proteggerebbe l’integrità del deposito della Fede. L’infallibilità papale giammai smetterebbe di esistere. La Chiesa immortale non morirebbe, e nella sua costituzione divina vi sarebbe rimedio per una tale situazione di calamità. (1)

Chiediamo alla Provvidenza che risparmi questo alla Sposa di Cristo. Ma anche se Ella permettesse questa prova, la Chiesa finirebbe col trionfare. La assiste la promessa divina,e La riconfortano le parole della Madonna di Fatima: “Infine il mio Cuore Immacolato trionferà!”.


Plinio Corrêa de Oliveira


(Rivista "Catolicismo", Aprile-Maggio 1969, Riassunto analitico dell’articolo di “Ecclesia”)
(I grassetti sono nostri)










(1) Su queste complesse materie, è interessante studiare, per esempio: 

Papa Adriano II (all. 3 Conc. VIII atto 7); 
Papa Innocenzo III (predica IV in cons. Pont.); S. Antonino (S. Th., III, 23-24); 
S. Roberto Bellarmino (De R. Pont. 2, 30; 4, 6ss); 
Suarez (De Fide, X, 6; De Leg., IV,7); 
S. Alfonso (Th. Mor., I, nn 121-135); 
Bouix (Tr. Di Papa, II, p.635-763); Wernz-Vidal (I. Can, II, pp. 517 ss.); 
Card. Billot (De Eccl. Chr.pp 609 ss); Vermeersh-Creusen (Ep. J. Can., I, n.340); 
Card. Journet (L’Egl. Du Verbe Inc., I, pp625 ss; pp. 821, 1063 ss)










Nessun commento:

Posta un commento